domenica 21 giugno 2015

LA TEMPESTA DI CELESTE

Questa è una storia un pò triste, ma mi è stato chiesto di dar voce a Celeste ed io a Celeste una voce darò.
L'ho incontrata.
L'ho ascoltata.
L'energia del suo racconto mi ha stregata, ma va, in qualche modo, liberata. Di Celeste, al mondo, ce ne sono state tante.
Lei mi ha detto:
"Scrivi di questo dolore, scrivilo per me, che non ho più le parole. Così, leggendolo, finalmente lo piangerò. E, piangendolo, lo libererò. E lo trasformerò."

Esterno giorno.
Aperta campagna. E' estate appena cominciata, ma sembra autunno inoltrato.



Qualcuno ha abbandonato la sposa sull'altare, il giorno delle nozze.
La potete vedere ancora, come se avesse lasciato se stessa ad impronta sopra una scenografia umida.
Si aggira con gli occhi svuotati e senza luce, vestita di bianco. Le borse sotto gli occhi trattengono delle gocce trasparenti. 

"Bosco pallido
 il mio vestito di velo e nebbia.
 Mi sdraio su un confine
 di pietra dura.
 Carne bianca, io
 grigliata dalla penombra
 su foglie umide
 e colorate a brace.
 I miei capelli,
 a cascata di vino
 sulla tovaglia morbida
 cucita con l'erba,
 tra i bicchieri degli alberi.
 Brindiamo tutti,
 con l'amaro nel petto,
 al passaggio di un vento irriverente,
 commensali distrutti
 dal fiume salato 
 che mi rompe
 gli argini degli occhi.

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