venerdì 19 aprile 2013

LA MEDICINA DA SOMMINISTRARE IN CASO DI CERVELLO MONELLO.

La sottoscritta ha avuto un pessimo risveglio questa mattina.
Dichiara che, aprendo le palpebre al nuovo giorno, peraltro con un raggio di sole insistente che le solleticava una pupilla e le provocava lacrimazione molesta, ha sentito una serie di fastidiosi rumoretti provenienti dalla scatola cranica.
Fosse stata una sola voce ad uscire come amplificata dalle conchiglie delle orecchie, a sbucare improvvisa a sbuffo dai tunnel nariciosi e un pò caccolosi del naso: forse, e dico forse, avrebbe anche saputo zittirla velocemente, annegandola nel caffè assieme ai biscotti.
Invece, la voce si è unita ad altre in un coro, pure stonato, perchè ognuna era intenzionata capricciosamente a fare da solista e a cantare come special guest star il lamento in note di ciascun pensiero del cervello compositore.
Tutto ciò ha provocato nel corpo una grande confusione: gli occhi hanno cominciato a scioperare, mettendo le ciglia a picchettare le guance, così da non potersi spalancare e non interrompere il sonno, che nel frattempo, gironzolava tranquillo per le arterie di gambe e braccia, impedendo la circolazione dell'intento, bloccando lo scatto gioioso del movimento.
Lo stomaco, generalmente pronto a spalancarsi per primo al cinguettio mattutino degli uccelli, tanto da brontolare insistentemente fino al momento dolcissimo della colazione, ha chiuso per ferie, per mancanza di stimoli dovuta alla terribile interpretazione in chiave moderna di "BENVENUTA PREOCCUPAZIONE, SARAI TU AL DI SOPRA DI TUTTO.".
Il cuore è stato poi imbavagliato e bendato dalla mente, così da non poter intervenire a riequilibrare l'orchestra paranoica delle voci dirette dal cervello. L'istinto si è reso latitante e senza preavviso.
Mi sono lasciata sconquassare un pò tra le lenzuola, converrete con me che il sole è bellissimo, e averlo dentro è una grande fortuna, ma le cose là fuori, non sono certamente semplici. Quando non scoppiano bombe vere, le bombe su di noi le getta la crisi attuale e attenta alla nostra naturale leggerezza, alla nostra propensione alla positività : invece di spronarci, poverini noi, sequestriamo il nostro senso pratico e preferiamo scegliere come alleato la negatività, la svogliatezza e in altri casi, la vera e propria depressione, dimenticando che noi siamo nati per essere FELICI.
Dicevo, mi sono lasciata sconquassare un pò tra le lenzuola, fino a quando i miei piedi hanno cominciato a ribellarsi alla solfa del cervello. Si sono organizzati insieme alle mani e hanno preparato un piano. Le mani, avrebbero dovuto rompere le barriere frangiose degli occhi e spegnere immediatamente cellulari, computer, televisioni e tutto ciò che poteva aumentare il volume del coro stonato di voci. I piedi intanto mi avrebbero messa dritta, si sarebbero infilati nelle scarpe e avrebbero cominciato a tirarmi fuori dalla porta di casa. Una volta raggiunto il primo obiettivo, le mani avrebbero staccato la testa dal collo, aperto la scatola cranica, messo il cervello al guinzaglio, ancora bello pimpante a dirigere il suo coro prediletto, e l'avrebbero portato a fare due passi in mezzo al verde.
I piedi avrebbero riattivato così il traffico di intento e movimento nelle gambe e nelle braccia, e avrebbero condotto tutta la me stessa fisica tra gli alberi, nel silenzio.
Tra macchine e smog, il cervello ancora ha espresso preoccupazioni all'aria aperta, diffondendo la sua musica nel vento, che poggiandosi sulle mie spalle, le ha appesantite, ringobbendomi. E' stato il colore del cielo, varcato il cancello di un giardino, che ha obbligato la mente a liberare il cuore: quest'ultimo ha cominciato ad avanzare con il suo battito in direzione ostinata e contraria al vento, ed è stato  il colore verde delle piante, la MADRE NATURA, che lo ha accolto offrendogli strumenti SACRI di PACE, per suonare una musica che sovrastasse le voci lamentose. 
Il cervello, stizzito, ha provato a divincolarsi e a togliere il guinzaglio. Di fatto, però, io lo stavo nuovamente governando e con l'istinto, tornato a sorpresa, stavo armonizzando il suo concerto INSENSIBILE con archi di calma.
Arrivata in cima alla collina, l'ho liberarato.
Stupito, il monello, non è fuggito. Mi si è seduto di fianco ed è rimasto ipnotizzato dal battitempo del cuore. Si è lasciato curare dalla MEDICINA VERDE che lo circondava e ha imparato che a volte il SILENZIO si INTONA di più con il tutto ed è necessario per fornire ottime interpretazioni musicali alle opere sulle preoccupazioni.
Siamo rimasti un pò così, io e lui, tanto per fare la Pace.
Lo stomaco ha ricominciato a brontolare, ce ne siamo tornati a casa e ci siamo rimessi al lavoro, io, il mio cervello, il cuore, l'istinto e il corpo, tutti insieme. In fondo, se collaboriamo, siamo una grande squadra.


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