martedì 2 aprile 2013

DIALOGO TRA IRIS E UNA BOTTIGLIA. (alla "PEF", la zingara della strada qui a fianco,ringraziandola del suo coraggio.)


Iris decide di ubriacarsi. Non lo fa mai. Non che sia astemia, ma qualcosa in lei, quando si avvicina al vino e simili le blocca le labbra. 
Questa notte vuole provare l'ebrezza di scoprire perchè.

IRIS
Mi muovo come fantasma, all’interno delle mura scolorite di questa città.
Triste Luglio,          
Truccato da Settembre
Finge l’estate
Di essere autunno.
Fingo io,
per qualche ora crepuscolare
che nulla stia accadendo
che nessuno mi stia vedendo.
Il corpo mio, mai fu più silenzioso.
Mai risultò cos' invisibile all'occhio dell'altro..                       
L’originale soluzione allo straneamento cosmico, questa notte senza luna,
La ritrovo in più bicchieri di vino.
Rosso.
Voglio riempirmi i buchi della memoria.
Bianca di un bianco insanabile
Io
Che avevo pelle ambrata
Prima di giungere qui.
Verde di un verde consunto
La bottiglia.
Amica di un momento,
Mi dedica la sua lieve serenata
Al passaggio immancabile
Del mio solito vento.
Ci guardo attraverso
Con occhi che sembrano stare dietro le sbarre frangiose
delle mie Ciglia struccate
Tento un’indagine da suicidio
Come potesse il vetro divinare risposte.
Come potesse sopraggiungere
Una voce
Anche stonata
Ma una voce.
Sono due lunghi giorni che non apro bocca
Nemmeno per perdere il fiato
Nemmeno per il fiato di un bacio.
Adesso le labbra si socchiudono e fanno domande al vino.
Entra, liquido alchemico di tinte amaranto
Entra liscio e senza una bolla,
Mentre nascondo tra l’esofago e la gola
Del mio vagare inquieto
un vuoto dispiacere
Come fossi ampolla.

Sono BRILLA e non BRILLO.

Ecco i miei piedi.
Li vedo avanzare nudi e piuttosto sfocati.
Credo di trovarmi in una piazza
Tutta pazza e senza meta.
In questo dannato posto
Dopo le nove di sera
Non gironzola più nessuno.
Entra, unico compagno mio di prima sbronza.
Possiedimi e avviluppati
Negli incavi delle mie oscurità passate
Nei riflessi del mio insensibile presente.
Non ti abbandonerò, non ora
Tenera la mano alla bocca
Per non trasformarti come meriti
In vomito giallognolo
Presagio di un futuro triste
Nauseabondo 
e che ha come set un cesso.
E tu, non abbandonare me
Perché mai come ora io ti somiglio.
Tu inganni.
Io mi inganno.
Allora sciogliamoci senza affanno
Che di ebrezza
Riusciremo a fare improvvisa verità.
Non ti scelsi mai per annebbiarmi, anzi, qualcosa in te mi ha sempre dato ribrezzo.
Eppure, so che il tuo gusto mi è familiare.
Rivelami perché.

LA BOTTIGLIA.
Ultima goccia, ultimo sorso
Siediti e ascolta
Fiore ubriaco
E tieniti stretta al palo di questa fioca luce rimasta.
Ti sembrerà un sogno liquido e pastoso.
Nuotaci dentro.

IRIS E IL RICORDO RIMOSSO.
Corridoio.
Lungo e buio.
Di spalle seguo me stessa, trasformatami per l’occasione in una bambina.
Tasta i muri la piccina, e la sento che trattiene il respiro.
Guidandosi ad occhi assonnati e senza il lume di alcuna ragione a svegliarla, avanza verso la cucina, tra le stoviglie taciturne nell’incantesimo della notte.
E' Ipnotica immagine
Per la me cresciuta che osserva senza capire.
La mano piccolina apre il frigo.
Le labbra innocenti si attaccano alla bottiglia,
diventano violacee ed avide come fossero già da tempo istruite al bere.
Poi, ruotano il rubinetto, versano acqua per allungare il vino con la furbizia degli ubriaconi.
Sbarro gli occhi di donna miei rossi di shock
Come se mi si fossero allagati di sangue.
Mi torna alla mente più o meno tutto.
La bambina che ero torna nella sua stanza
Silenziosa e ciondolante
Gustandosi senza coscienza
Un’allegria innaturale, da nascondere come un segreto sotto le lenzuola, fino alla notte successiva.
Alla bambina che ero davano da bere vino rosso per renderla immemore ad alcune torture.
Questa è una verità che non si può più celare.

Intanto, io, vomito tutto quello che mi sono scolata e lascio sui sanpietrini Un ricordo che puzza e spiazza.






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