martedì 19 marzo 2013


VECCHI AMANTI.
Interno mattina. 

Una camera da letto. Uno studio. 

Inverno inoltrato. 

Neve che abbassa ogni volume. 

Niente musica. Niente televisione. Stefania cammina avanti e 
indietro, ammassando vestiti nelle valigie, oggetti negli scatoloni. 

Piero legge un libro senza aprire gli occhi. Il libro sta nella sua 
mente e vuole arrivare all’ultima pagina. Vuole che la parola FINE 
esca dal cervello passando per le orecchie e col frastuono 
improvviso di una bomba a mano, distrugga frantumandosi in 
sillabe la parola AMORE. 

Una volta questa era una coppia. Felice? 
Che si amava. 



STANZE SEPARATE. 

Lontani. 

E a dividerci 

Solo un ritaglio di muro. 

Ti avverto 

Nei pensieri ruvidi 

nelle mani statiche 

nelle gambe rigide. 

Mi senti 

come avessi 

sulle tue spalle 

i miei occhi. 

Denso 

Questo nostro silenzio 

Invadente la luce 

Dalle finestre 

Al nostro buio. 

Sbatte d’improvviso la porta. 

In quel rumore soltanto 

Ci incontriamo. 




TIEPIDA NOSTALGIA. 

Amore, 

Che mi hai dovuto perdere 

Spero tu sia sopravvissuto 

Come me 

A questa distanza di pezza 

a questi anni di stoffe cucite male 

a questi fili di cotone che sono rimasti tra le nostre dita. 

Amore 

Che mi hai dovuto lasciare alle spalle 

Spero tu abbia avuto la forza 

Come me 

Di coltivare il vuoto 

Con la terra fertile 

Del tuo sentire 

Con l’acqua trasparente 

Delle tue lacrime 

Con la sapiente pazienza delle tue mani. 

Niente può riportarci indietro 

Né il vecchio telaio 

Del nostro ricordo 

Né i fiori cresciuti 

Sulle nostre mancanze. 


Niente può 

Prosciugare il fiume della nostra perenne nostalgia 

Né la sfida di un nuovo sole 

Né il passaggio di tiepido vento. 

Mi vieni a cercare 

Perso in un labirinto di lana 

Illusione morbida e calda 

Per sogni che sono 

Matassa di cenere grigia 

E non la puoi disfare. 

Amore mio 

Che chiami l’orizzonte 

Con una sillaba del mio nome 

Spero tu abbia il coraggio 

Come me 

Di filare ogni nostra verità 

E di tessere nuove tele 

E di ricamarci 

Senza rimpianto 

Il canto del nostro pianto 

Per elevarci 

A riflesso di solido prisma 

Tra i giochi di luce del nostro passato. 


  Ti amo ancora 

Come mi ami tu 

E così sarà per tutta 

La nostra invisibile emotiva eternità 

Che non conosce la ragione della realtà. 












Nessun commento:

Posta un commento