martedì 19 marzo 2013




LA RABBIA ETILICA, IL POST – SBRONZA E IL SUICIDIO DI 
IRIS. 

Esterno notte. Ottobre cupo e senza colore. 

La ragazza con il nome di un fiore sta appassendo. 

Ha bevuto almeno tre bottiglie di liquido rosso da sola. 

Sta immobile ombra sulla strada che costeggia un fiumiciattolo 
melmoso. Non vacilla, non come vacilla la sua mente, che mette 
indietro a ripetizione costante il filmato del suo uomo che cerca 
un’improbabile giustificazione mentre giace attanagliato tra le 
gambe di un’altra donna, nel letto che era il loro. 

Ancora qualche minuto e vomiterà. 

Ancora qualche ora e la vedrete vagare senza meta. 

Ancora qualche giorno e non ci sarà mai più. 

OSSIGENO DI-VINO. 


Avanzo 

Sbronza 

Di torbida acqua. 

Verdognolo 

Anche l’orizzonte 

Mentre succhia il cielo 

Questo mio stomaco 

Capovolto. 

Rantolo 

Nel mio ruttare 

Senza suono 

I postumi indigesti 

Di una miscela amara 

E alcolica. 

Scendo vestita 

Dentro la melma del tuo fiume. 

Ignorandoti. 

Vuoi trascinarmi ancora più giù? 

Vuoi farmi bere ancora? 

Vuoi bagnarmi 

E ancora sporcarmi? 

Dimentichi 


Che sono abile a nuotare. 

Dimentichi 

Che ho una muta 

Sul petto 

Contro le fredde correnti del tuo. 

Dimentichi 

Che so fare di un dormiveglia 

Un improvviso risveglio. 

Risalgo vestita ancora 

Scampata ai tuoi mulinelli di bugie 

Che vogliono 

Ferirmi. 

Mi fermo. 

Registro 

Nel tuo incubo peggiore 

La vomitata del mio cuore. 

Senza troppo sforzo. 

Senza troppa attesa. 

Ma in un maleodorante silenzio. 











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