sabato 3 maggio 2014

DIALOGO TRA UNA TESTONA E IL SUO CUORE. da "Gastronomia di una donna in scatola" ed. Delirium.



Poteva essere la fine di tutto, invece non è altro
che il mio nuovo inizio.
Lo so fare, lo so fare, mettermi
sdraiata su un fianco e provare per un attimo,
ricominciare a respirare, fuori dall’isola che è il
mio grande letto, oltre le vele mie piumose e
lenzuolose, oltrepassando le pareti della mia
scatola orizzonte.
Mi riapproprio del piacere della pazienza e, di
mattina, la bevo come fosse caffè, preparando
la mia prima vera colazione.
Mentre gli occhi mi si chiudono, stanotte è
stata l’ultima grande fatica, mi riscopro
completamente sveglia.
Lo so fare, lo so fare davvero, si
liquefanno tutti i personaggi di questo mio
strano e delirante spettacolo, lasciano
pozzanghere di memoria che si asciugheranno
con la calma della mia nuova primavera
invernale.Rimango immobile ed immobile non sono più,
rapisco quell’ultimo nastro di fantasia che esce
a stendersi fuori dalla mia mente,
sgarbugliandomi dagli ultimi sogni, dagli
ultimi incubi; senza valigia alcuna adesso parto
davvero.
Io sono la mia valigia.
Io sono il mio treno.
Io sono la mia energia, purissima e colorata; e
mi lascio disperdere per riprendere il fiato che
mi è mancato in tutto questo periodo confuso.
Adesso, trasparente, mi vedo addormentata,
sdraiata sempre sul fianco, per facilitarmi
l’uscita da me, sono il mio migliore aiuto, la
mano che mi accompagna, l’acqua che viene a
dissetarmi, il nutrimento che mi rigenera.
Il resto è aria e finalmente la respiro.
Danzo senza confini corporei nel bel mezzo di
un invisibile universo.
In questo sogno lucido indosso il frac e un
altissimo cappello a cilindro.
Mi faccio spazio tra le stelle, mentre la luna
culla per una attimo il mio delirio e mi
allontana da scatole, frigoriferi, presenze ed
assenze.
Ho portato con me un grosso secchio, un lungo
pennello e molta densa vernice colorata.
Intorno, lo spazio buio sarà la mia tela.
Decido che ritmo dare a tutto il mio dolore.
Pompo il volume al massimo e comincio a
dipingere danzando, stando attenta a non
perdere il cilindro, che certe sorprese razionali
non devono sbucare fuori come conigli.
La magia sono io.
L’arte contemporanea dei miei movimenti è
uno schizzo di vertigini, mentre le acrobazie
del mio corpo non si curano di forme statiche
ma danno libero sfogo al contorcersi lieve delle
mie interiora.
Non c’è nessuno in grado di sentire la mia
improvvisa pittura?
Non c’è nessuno che mi ama?
L’eco della mia voce ha labbra carnose e
morbide e mi accoglie alitando ricordi di sogni
antichi, mischia le lettere delle mie passate
parole e sussurra

- Vieni qui, entrami dentro, hai già scavato
abbastanza.

Senza perdere l’ispirazione, mi infilo in quella
bocca e tinteggio i denti di bianco e nero, come
fossero un pianoforte a coda, smetto di
chiedermi a cosa mi serviranno tutte queste
abbuffate di pensieri e suono la gola,
verniciandola con forme di farfalla.
Non c’è nessuno in grado di comprendere che,
con il frac della festa, sono solo alla ricerca
delle mie ali?
Non c’è nessuno che mi ama?
Nella faringe di questo viaggio la mia voce
rimbomba ancora, ma non smetto di danzare,
non smetto di fluire assieme alla vernice e non
ha importanza che aspetto avrà questo mio
quadro finale.
Perché io sono la mia pittrice preferita.
Scendo all’interno e sempre più giù e mi
accorgo che a guidarmi è soltanto il cuore, che
urla il mio nome registrandosi dentro un
grammofono.
Abbassa la musica e in sottofondo canta
cucendomi una nuova strada da percorrere con
note leggerissime.
"Mi hai scoperto, fatto innamorare, portato a
ballare, battiti e ribattiti senza ragione ma con
tanto sentimento, poi mi hai cucinato, lasciato
bruciare, nascosto in un frigorifero, tritato
come fossi ghiaccio, vestito e spogliato, girato
e rigirato, rammendato, rattoppato, stufato e
lasciato perdere in un rotolare impazzito,
dimenticato, poi ritrovato, in preda ad un raptus
e alla gelosia mi hai rapito, tenuto segregato
nello stomaco, a digiuno, con un bavaglio a
trattenere le mie pulsazioni. Hai chiesto poco a
poco un riscatto, scrivendo mille e mille parole
rovesciate e di senso ormai compiuto, sicura
come Penelope, tela che disfavi e ridisfavi,
notti e giorni a tenermi sulle spine, mi hai
trascinato bendato al centro di una piazza e lì
mi hai definitivamente scoperto coprendomicon la frase più vera che tu abbia mai avuto il
coraggio di dire. In questa tua irriverenza, mi
hai trasportato davanti ad un palazzo di vetro e
mi hai lanciato contro quelle pareti con
violenza e con le braccia del dolore; ed io, un
po’ ciancicato ho fatto il mio dovere, ciò che
tu, minacciosa, arrabbiata e severa, mia dolce
carceriera, avevi comandato.
Ma ti amo troppo, non riesco a stare più
lontano da te nemmeno un minuto specie ora
che ho visto il mare che sei e la grotta che sei,
specie ora che stai nascendo di nuovo, per
questo ritorno come un boomerang nel tuo
petto e spalanco le porte per farti entrare, sei
così bella con il tuo frac, così onesta con
pennello e vernice, che non riesco più a fare a
meno di te, della tua carezza, della tua gioia,
della tua tristezza."
Intorpidita e incredula, ci riprovo a tornare
indietro, per paura forse, e allora lo domando di
nuovo, in carta bollata, facendo una
raccomandata con ricevuta di ritorno.

Non c’è nessuno che mi ama?

Il cuore, di nuovo, risponde.
"Io ti amo, ti ho sempre amata, nelle morti della
vita, nei risvegli dell’anima, nel pianto degli
occhi, nei fuochi dei deserti, volando nei cieli
di carta o scendendo nelle viscere della
terra,quando i tuoi pavimenti cedevano.
Io ti amo, e del mio amore, ti ho preparato una
festa.
Vieni qui, entrami dentro, hai già scavato
abbastanza.
Io sono la tua casa
Io sono la tua valigia
Io sono la tua stazione
La tua partenza e il tuo arrivo
Io sono il tuo treno
Il tuo aereo
La tua nave
Il tuo amante ritrovato e mai veramente perduto
Il tuo paio di guanti bianco e di pizzo
Perché
tu sei la mia casa
tu sei la mia valigia
tu sei la mia stazione
la mia partenza e il mio arrivo
tu sei il mio treno
il mio aereo
la mia nave
la mia amante ritrovata e mai veramente
perduta
il mio paio di guanti di pelle e lana.
Principessa,
io sono il tuo principe.
Vieni qui, entrami dentro, che hai già scavato
abbastanza."
La porta del mio cuore è uno specchio.
Mi guardo benebenebene,
arrivati a questo punto.
Bentrovata, mi dico e mi ammiro l’ultima
volta, sistemandomi il vestito e indossando i
guanti bianchi di pizzo, come moderna e
cresciuta Alice, mi lascio fondere con il mio
riflesso e partecipo alla festa che il mio amante
ha organizzato per il mio ritorno.




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